Tante sono le differenze che separano la routine del nostro gruppo dall’Arsenale dell’Incontro di Madaba. Quotidianità con colori, profumi, suoni, volti diversi che, se proviamo a mettere insieme, formano un meraviglioso mosaico.
Questo mosaico ci aiuta a vedere meglio la bellezza di questa esperienza, i momenti vissuti individualmente ci hanno fatto percepire il legame sempre più forte tra di noi e con il Sermig. Questa composizione, però, non è nata dal nulla; nei dieci giorni in cui siamo stati al Beitiliqa, avevamo già uno schizzo dell’opera, il materiale necessario per costruirla e una base certa a fare da cornice. Siamo partiti portando questi strumenti con noi, senza ben sapere cosa ne avremmo fatto o che disegno sarebbe uscito.

Poi, una volta tornati, ci siamo accorti che gli strumenti usati per creare questo mosaico sono il frutto del costante impegno messo nel percorso di gruppo Sermig. Proprio perché ogni particolare, ogni tassello di questo mosaico sono parte di un’esperienza, un percorso lungo alcuni anni, prima di vedere il disegno completo vogliamo fermarci ad ammirare i piccoli passi che lo compongono.

Il primo tassello di questa esperienza è stato la condivisione di un sogno, un sogno che ha messo forti radici e ci ha trasmesso coraggio, gioia e fiducia in quello che avremmo potuto fare insieme all’Arsenale dell’Incontro. Senza la coesione del gruppo sarebbe stato molto più difficile affrontare la paura e tutto ciò che ostacolava questo viaggio.

Per questo la preparazione in vista di questa esperienza non è stata scontata e tantomeno banale: l’orizzonte che ci attendeva era vasto e sconosciuto negli aspetti pratici come la lingua e la cultura. All’inizio ci sembrava quasi che questo sogno fosse troppo grande per noi, ad ogni passo fatto l’orizzonte si spostava di un altro passo, ma poi ci siamo accorti di una cosa importante: questo sogno ci ha insegnato a fidarci e a camminare con più grinta.

La regola della fraternità, tassello fondamentale del mosaico, ci ha guidati nelle difficoltà, ma soprattutto ci ha fatti sentire in comunione con la realtà incontrata in Giordania: la comunanza di spirito, di stile e di vita sono le fondamenta di una famiglia in cui ci si può davvero sentire accolti.
Le ragazze della fraternità, infatti, ci hanno accolto rassicurandoci e facendoci sentire sicuri sui nostri passi, sono state un chiaro punto di riferimento in cui abbiamo riposto la nostra fiducia, ci hanno offerto molti spunti su cui confrontarci. I tasselli che hanno fatto da sfondo, permettendo quindi di delineare l’immagine del mosaico, sono stati i momenti di preghiera vissuti assieme alla Fraternità della Speranza, nei quali ci siamo sentiti in prima persona testimoni della Spiritualità della Presenza che anima lo spirito del Sermig.

Senza dubbio la proposta di Ernesto di vivere questa esperienza semplicemente da cristiani ci ha permesso di superare i momenti di difficoltà che si vivono quotidianamente in una famiglia, la fatica della convivenza non ha ostacolato la nascita di un clima di Fraternità. Infine, i tasselli che formano il disegno del nostro mosaico sono stati i momenti quotidiani, che raramente cogliamo nella routine delle attività del nostro gruppo. Proprio durante la preparazione dei pasti, il lavaggio dei piatti e le pulizie ordinarie è emersa la responsabilità che deriva dall’essere parte di una famiglia.

In questi momenti abbiamo riscoperto quanto sia importante condividere la semplicità e la bellezza delle attività quotidiane. Sono state proprio le differenze nella routine che caratterizza la nostra quotidianità di gruppo a farci riscoprire famiglia. È grazie a queste differenze che sentiamo il Beitiliqa casa nostra, dopo averle vissute in prima persona siamo certi che: “Non sono le rivendicazioni a fare incontrare gliuomini, ma è la bontà che ci rende ricercatori di giustizia, persone solidali. I buoni non sono mai stranieri in nessuna parte del mondo, non sono estranei a nulla e a nessuno.”



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