Giordania è Terra Santa, terra che vive ancora l’eco della storia che ha segnato la vita dell’umanità, terra che porta incisa nelle sue pieghe la presenza di Dio tra gli uomini.


E’ terra desertica, arida, apparentemente poco ospitale eppure segnata da vicende e passioni che hanno dato vita, speranza, serenità all’uomo e, oggi come allora, può donarle a chi le rivive.
E’ terra che ci ha ospitato, ci ha accolto e ci ha portato a vivere l’esperienza di essere pellegrini sui Luoghi Santi dove la presenza di Dio si è fatta vera, concreta, creatrice di vita e di eternità.

Terre Promessa – Monte Nebo
Abbiamo camminato idealmente sui passi del popolo di Israele in fuga dall’Egitto, al culmine di un viaggio di quarant’anni fatto di stenti, fatiche, delusioni, miracoli, un viaggio che ha il nome e il volto di Mosè: lui, scelto tra i molti per realizzare il sogno di Dio, liberare il popolo di Israele e condurlo alla Terra Promessa. 

Questi passi ci hanno portato dove tutto questo ha avuto compimento: il Monte Nebo, altura alla periferia della Giordania al culmine della distesa del Mar Morto che regala alla vista l’ispirazione della Terra di Israele, Gerico in lontananza e più in alto, tra la nebbia della calura estiva del deserto, all’intuizione delle colline che accolgono Gerusalemme.

E’ il silenzio che domina questo nostro cammino, il silenzio di questa distesa che si apre davanti ai nostri occhi, quel mare tanto inospitale e accaldato, quello sguardo che ricerca aldilà delle colline un’eco della Città Santa, uno sguardo che ci spinge oltre il visibile e ci fa assaporare il gusto di una terra nuova. 

Qui, su questo monte, è terminata la vita terrena di Mosè e da qui lui ha potuto gustare in lontananza quella Terra tanto sognata; era uno sguardo sereno quello di Mosè, lo sguardo di chi sentiva di aver compiuto la missione che Dio aveva disegnato su di lui, lo sguardo di chi sentiva ripagata la sua fiducia e la sua forza di volontà, uno sguardo di chi aveva trovato la vera Terra Promessa nell’amicizia con Dio; oggi tocca a noi volgere lo sguardo verso la Terra Promessa e come Mosè ci ritroviamo ad intuirla, assaporarla da lontano; diventa ricerca della Terra Promessa della nostra vita, ascolto dei sussurri che Dio ci manda per affidarci la nostra missione, volontà di fidarsi di Lui, preghiera perché i nostri dubbi e le nostre paure lascino lo spazio allo stupore di sentirsi accompagnati, seguiti, semplicemente amati.

Fiume Giordano
Storia di vita, storia del popolo di Israele, storia di Dio che si fa uomo nella vita di Gesù: quel bambino nato nella povertà di una mangiatoia, accolto dai pastori nell’umiltà di una stalla, quel bambino che si rivela al mondo come figlio di Dio nel Battesimo al Giordano.

E’ la seconda tappa del nostro pellegrinaggio, là nella valle del Mar Morto dove il Giordano scorre silenzioso tra le arsure di una depressione che ci porta sotto il livello del mare; zona di confine con lo Stato di Israele, abitata dalle tensioni di una convivialità tanto difficile e storicamente complicata, dove le contraddizioni e le reciproche ragioni trovano purtroppo spesso motivo di scontro più che di avvicinamento.

Ci arriviamo dopo aver passato un posto di blocco, in una calura che sfianca, attraversando a piedi una boscaglia poco rigogliosa; si apre uno slargo ed è qui che storicamente le ricerche archeologiche e la tradizione collocano il luogo del Battesimo. 

Non importa il luogo preciso, conta l’avvenimento che qui è avvenuto: ci accompagna la lettura della Parola che ascoltiamo in silenzio assorto, immaginando e intuendo le dinamiche, i rumori, la folla di quel giorno che accorre qui per ricevere l’aspersione da Giovanni. 

Gesù è lì con loro, si fa uomo tra gli uomini, umile in silente attesa del proprio momento: lo immaginiamo questo Gesù che sente arrivare il proprio momento, vede ormai prossimo l’inizio della sua vita pubblica, pronto ad accogliere con cuore sereno il proprio cammino.

Anche noi possiamo nascere a vita nuova ogni giorno, possiamo ricevere acqua nuova che ci rende vivi, possiamo essere nel mondo che ci circonda testimonianza del cammino di Dio in noi e tra di noi. Vince ancora il silenzio, la meditazione che ci fa vivere questi momenti con lo sguardo di chi ricerca con ardore, di chi rivive oggi come non mai i racconti del Vangelo e li fa propri, di chi vuol sentirsi accompagnato e sostenuto.

Macheronte
L’ultima tappa del nostro pellegrinaggio parte all’alba del nostro ultimo giorno in Giordania: ai primi bagliori del mattino ci inerpichiamo nuovamente sulle alture della Giordania, un viaggio tortuoso con l’ultimo tratto da percorrere a piedi per raggiungere la sommità del Macheronte, la cima che ospita i resti del palazzo in cui Giovanni il Battista venne giustiziato.

Un pellegrinaggio accompagnato da un vento insolitamente forte, una luce del mattino che man mano si fa più forte e avvolgente, il Mar Morto e Israele sullo sfondo e la lettura del passo della Bibbia che ci racconta l’invidia e l’odio che si trasformano in estremo sacrificio: non ci sono altre parole da scambiarci, spontaneamente ci ritroviamo uno accanto all’altro con la voglia di qualche istante di solitudine; non è fuga dall’altro, ma bisogno intimo di dialogo con sé stesso, di ascolto della propria coscienza, di domande che bussano alla porta del nostro cuore. Non può vincere l’odio, è “l’amore che esiste e resiste”, è il bene che oggi possiamo donare agli altri. 

Su questi passi della storia abbiamo camminato anche noi, convinti sempre più che la nostra storia, personale e di gruppo, nasca e si alimenti qui dove tutto è avvenuto, dove Dio si è fatto uomo tra gli uomini per regalarci l’esempio alto di pace, solidarietà, amore che ora tocca ad ognuno di noi portare nel proprio cammino di vita.



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