L’abbiamo cantato più volte, questo ritornello, al Mondiale di Padova, ma è in Giordania che ne abbiamo capito davvero l’importanza. È proprio con questo spirito, infatti, che come gruppo abbiamo provato a vivere questa nuova esperienza, in un posto molto lontano da casa nostra, ma molto vicino al nostro cuore. 
Durante questa avventura siamo stati accolti dalle ragazze della Fraternità del Sermig, che dal momento del nostro arrivo ci hanno accompagnato alla scoperta di una cultura, di tradizioni ed di usanze a noi molto lontane, quasi sconosciute. Nonostante ciò, siamo stati invitati ad accogliere questa diversità, a sentirci parte di essa, a rispettarla e a conoscerla; grazie a Irene, una delle ragazze della Fraternità, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci e farle delle domande sulla storia e sulla cultura della Giordania. 
Siamo rimasti sorpresi di quanto lei abbia fatto suo questo paese, di come lei e le altre ragazze della Fraternità sentano necessario sentirsi parte della cultura che le ha accolte; abbiamo avuto la splendida opportunità di trascorrere una serata in cui Irene si è resa disponibile a condividere con noi quello che lei era riuscita a imparare e cosa l’avesse spinta a diventare missionaria in una terra così lontana da casa sua. 
Ci siamo accorti allora di come il linguaggio del Sermig riesca ad essere universale, in ogni parte del mondo, e di come sia possibile parlare di pace a tutte le culture, che siano cristiane, musulmane o ebraiche. 
Al fianco delle ragazze della Fraternità, abbiamo condiviso la nostra quotidianità anche con i giovani volontari dell’arsenale che durante la nostra permanenza hanno avuto la pazienza di farci visitare la loro città e i luoghi caratteristici del loro Paese: ci hanno accompagnati nel centro di Madaba, la città che ci ha ospitato, e ad Amman, la capitale della Giordania. 
Con passione e gioia ci hanno guidato attraverso le strade di queste città, raccontandoci la storia di esse e invitandoci anche a cenare insieme loro per assaggiare pietanze tipiche giordane. 
Abbiamo inoltre avuto l’opportunità di vivere con loro un momento intenso di confronto, nel quale abbiamo potuto condividere le difficoltà e le gioie che abbiamo incontrato come persone e come gruppo che cammina insieme al Sermig; ci siamo accorti allora che nonostante le nostre diversità, la distanza e le differenze culturali, in fondo siamo molto simili. 
Abbiamo incontrato dei giovani disarmati, capaci di amare e di accogliere, ricchi di risorse e di talenti: dei giovani capaci di sognare. Siamo riusciti a superare l’ostacolo della lingua e a sentirci parte dello stesso sogno; abbiamo avuto la conferma del nostro camminare insieme, verso lo stesso obiettivo. 
Ci ha colpito infine la tenacia con cui questi ragazzi aiutano l’arsenale dell’incontro, dedicando molto del loro tempo e delle loro energie, ma sentendosi, a fine giornata, felici e completi. 
Alcuni di loro ci hanno detto che il Sermig ha cambiato la loro vita. Una volta tornati a casa ci siamo accorti che, in fondo, l’ha cambiata anche a noi.


Add Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *